L’Italia è all’ultimo posto al mondo per investimenti in ricerca e università, al settimo per le spese militari1. Nelle dichiarazioni dei redditi per il 2005 solo il 2% dei contribuenti dichiara oltre i 100.000 euro, mentre il reddito medio si attesta a circa 23000; ma in una grande città come Torino – per esempio – circolano oltre 75.000 auto di lusso, a fronte di poco più di 8000 superricchi2.
I forti contrasti che emergono da queste poche cifre impongono alcune considerazioni. Le sfide lanciate dalla globalizzazione alle società postindustriali avanzate sono state raccolte in modo diverso da paesi più sviluppati. L’Italia si è prodotta – con risultati contraddittori – nell’immane sforzo di risanare i propri conti pubblici, ma ha rinunciato a effettuare politiche di sviluppo credibili, lasciando campo libero alle imprese private nazionali e multinazionali, a cui non è parso vero poter approfittare di una mano d’opera – spesso e volentieri soprattutto intellettuale – molto giovane, molto precaria e molto poco flessibile.
Pubblicato da xean